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Rossano Turzo Il melone sulla macchina da cucire



Come il melone sulla macchina da cucire
PER IL BENE COMUNE DI GIUGNO-LUGLIO 2020

Mo che è arrivata l’estate, il fatto da studiare è stata la temperatura. Noi della Cantina Iammacone, come agli scienziati, l’abbiamo tenuta sotto controllo. Gli scienziati per vedere se fa crepare il virus. Noi, invece, per non fare scelare la Peroni che quando ci sta il sole lione può diventare una broda calda. Noi queste cose le sappiamo già da tempo. A modo nostro, pure noi siamo scienziati.

Ma dentro alla Cantina, la temperatura non è pericolosa solo per la Peroni. Certe persone non la sopportano. Recchiadifuoco, per esempio, già ai primi di giugno, solo perché il medico del paese aveva parlato con i giornalisti, gli fece un cazziatone che solo Dio sa e lo escluse dalla passatella per tre settimane. Fino alla Madonna del Carmine.

Donato Cocciacalla, che già durante la vernata fa cose che tu non capisci manco se cala Gesù e quando parla puoi solo rispondere “Mah!”, quando arriva la stagione diventa ancora più pericoloso. Il problema suo è che abita sotto alle macere e per venire alla Cantina si deve fare una greppa in salita che pure i muli sputano e astemano quando uno li costringe a salire. La greppa è tutta scoperta, senza alberi. I tigli, che stavano là dai tempi dei briganti, li tagliarono perché là ci doveva passare la Termoli-San Vittore. E mo né ci sta l’ombra e né ci sta l’autostrada.

Donatuccio Cocciacalla, che è pelato come a Coggiak, si fa la greppa alle quattro del pomeriggio e quando arriva alla Cantina tiene la coccia roscia come a una pummarola. Come a un pelato. Ruzzone, ogni volta che lo vede arrivare, dice che il liquido che gli esce dalle recchie e gli sponza il collo della camicia non è sudore… è il cervello che si è squagliato.

Poi Donato si siede e, prima che danno le carte per la passatella, lui subito dice: “Tu si’ assessore e tu si’ consigliere!” Allora Ruzzone comincia a spiegare con calma che al massimo, alla Passatella, uno può fare Padrone e uno fa il Sotto. “Va bene – risponde lui – allora tu si’ Padrone e tu si’ Sotto!” Noi ci guardiamo in faccia  e non diciamo niente. Aspettiamo che la coccia da roscia diventi un poco rosa e un poco ambrata e lo mettiamo sotto al ventilatore che Iammacone tiene appeso al soffitto.

Allora Ruzzone, con tutta calma, continua a spiegargli che dobbiamo prima menare le carte e, a seconda di come escono, nominiamo il Padrone e il Sotto. “Va bene – risponde lui – allora lui che gli avevo detto Padrone mo fa il Sotto e quello che faceva il Sotto mo fa il Padrone!”
Iammacone, intanto, si accorge subito della mala parata e aumenta la velocità del ventilatore, nella speranza che un po’ di frescura arrivi alla cute di Donatuccio. Ruzzone mena le carte ma lui continua: “Ah… non ci siamo capiti… Iammaco’ vieni qua che ti faccio fare la surroga a Ruzzone… entra tu!”

“Ma io devo stare al bancone – risponde Iammacone – non posso venire”. “Vieni – gli risponde Donato – entri una quindicina di minuti e ti faccio fare Padrone, ti crocchi un paio di Peroni e te ne torni dove cazzo vuoi!”

Dall’altra parte del tavolo, cominciano a raccogliere le firme per farlo uscire dalla Cantina ma poi, dal profondo di noi stessi, da quel punto che sta tra lo stomaco pieno di Peroni e i polmoni impregnati del fumo delle Emmeesse, vieni fuori la nostra anima democristiana, quella densità che ci distingue da ogni popolo sulla faccia della terra. Quell’essenza di erba medica e lupinella che ci portiamo dentro dal tempo dei Sanniti. Che manco i romanzi di Mastronardi riesce a cancellare. Allora, quando quella cosa ripassa per l’esofago e ci arriva alla bocca come se fosse un rutto, ordiniamo un giro di Peroni e, invece di giocarcela per vedere di fare a Ulmo qualcuno, ce la dividiamo in pace e facciamo parlare Donatuccio fino a quando si stracca. Iammacone rallenta la velocità del ventilatore e si accascia vicino alla finestra, tra le cascette di birra sgùita e il poster di Forlani quand’era giovane e indicava il futuro.



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"Chi pensa male non sbaglia. Chi pensa bene campa" (Rossano Turzo)